E' da un po' che non bazzico più come prima la narrativa horror, anche perché ormai mi sono talmente abituato ai cliché del genere che difficilmente un racconto del terrore riesce a trasmettermi vera paura. Nonostante questo ci sono almeno due autore che riescono sempre a donarmi il famoso "brivido su per la schiena". Nonostante ciò, si tratta di autore che non vengono immediatamente associati al genere horror ossia Tim Powers e Chiana Miéville
Tim Powers
Californiano, conosce un periodo di notorietà perché dal suo libro Mari Stregati (At The Dark Tide) è stato tratto l'ultimo film della saga Pirati dei Caraibi (ma il protagonista del romanzo NON era Jack Sparrow). E' stato, insieme agli amici Kevin W. Jeter e James Blaylock, tra i primi autori negli anni '80 a definirsi steampunk. In realtà i suoi romanzi più che fantascienza legata alla tecnologia del vapore sono storie del brivido con ambientazioni storiche, di preferenza la Londra dell'800.
Un buon esempio dello stile di Powers è Le Porte di Anubis, con per protagonista un professore americano di letteratura che finisce catapultato nel passato, incontrando i poeti Coleridge e Byron, ma trovandosi anche a dover fronteggiare una setta di stregoni adoratori degli dei egizi. Difficile non ricordare con un certo sgomento l'inquietante pagliaccio Horrobin e la sua corte di freak, ladri e mendicanti. In Le Porte di Anubis, d una rappresentazione dell'inizio Ottocento ricostruito nei minimi dettagli, si affiancano suggestioni vagamente dickensiani.
Ancora meglio sono i due romanzi d'argomento vampirico Lamia (Stress of Her Regard) e La Tomba Proibita (Hide Me Among the Graves). Powers recupera l'immagine dei primissimi vampiri letterari, evanescenti ed immateriali come fantasmi e li mette abilmente in relazione con varie creature della mitologia greco-romana, quali gorgoni, sirene e lamie, e mediorientale come i djinn, oltre che con varie superstizioni popolari britanniche (le anime dei morti che finiscono nel fiume Tamigi). Il tutto in un contesto pseudo-storico in cui compaiono poeti e narratori romantici quali Lord Byron, John Keats, Percy Bysshe Shelley, sua moglie Mary, l'autrice di Frankenstein, e John William Polidori, autore de Il Vampiro, capostipite dei non morti della narrativa occidentale.
China Miéville
Inglese di nascita, ma vissuto a lungo in Egitto, Miéville nascondo dietro un aspetto da teppista con testa rasata, tatuaggi e piercing una profonda cultura accademica: si è laureato in antropologia con una testi sul Medio Oriente e ha scritto un saggio di scienze politiche intitolato Under Equal Rights: Marxist and International Law. Inoltre milita nel Movimento Socialista Internazionale ed ha fondato, insieme tra gli altri al regista Ken Loach, il partito Left Unity. Parliamo quindi di un vero comunista rivoluzionario e non uno dei soliti "democratici" liberisti-colonialisti che oggi imperano.
Allo stesso tempo è un cultore del fantastico sotto tutte le sue sfumate. Tra i suoi idoli cita autori molto diversi fra loro, ad esempio Philip Dick, H.P. Lovecraft, Michael Moorcock, Michael de Larrabeiti e Mervyn Peak. Dopo il primo romanzo Un Regno in Ombra (King Rat) ancora legato al filone dello urban fantasy, cioè il fantasy d'ambientazione contemporanea, è poi approdato alla commistione assoluta di fantascienza, fantasy e horror, denominata new weird..
Un ottimo esempio di new weird è il suo ciclo di Bas-Lag composto dai tre romanzi Perdido Street Station, La Città della Navi (The Scar), Il Treno degli Dei (The Iron Cuncil) e dal racconto In Cerca di Jake. La trama fluviale si dipana in un mondo in cui la magia razionalizzata e studiata come scienza vive parallelamente ad una tecnologia da rivoluzione industriale. I contrasti tra classi sociali, come anche quelli "etnici" tra umani, xeniani (esseri in parte umani e in parte animali e piante) e rifatti (umani mutati geneticamente o con parti meccanica innestate nel corpo) si fanno esplosivi e il governo dispotico e fintamente egalitarista della decadente città di New Crobuzon va verso il collasso. Alla critica sociale si mescola un'immaginazione scatenata con una predilezione per il macabro.
Miéville è forse il miglior autore dopo Lovecraft a descrivere creature che vanno oltre l'umana comprensione: le Falene Estinguitrici, il Tessitore, la Stirpe Infernale e le caste di morti e semi-morti dell'Alto Cromneck sono tutti esseri che sembrano balzare fuori dalle pagine per insinuarsi nell'inconscio del lettore e provocargli incubi. Non mancano però anche esseri più affascinanti, per esempio le Khepri, orgogliose donne con al posto della testa un intero scarabeo con tanto di zampe a ali.
Se Tim Powers cerca il realismo storiografico, China Miéville si lascia trascinare dal fantastico "puro", tuttavia entrambi curano con una grande attenzione le psicologie dei personaggi, rendendo facile l'immedesimazione del lettore con essi. Senza contare che ambedue sono dotati di una prosa ricca ed evocativa, lontana mille miglia dalla piattezza di tanti narrativa odierna, troppo influenzata da cinema e TV.
In conclusione se volete regalarvi una vera esperienza di orrore letterario non perdete di vista questi due autori.
domenica 6 luglio 2014
martedì 3 giugno 2014
Axa (recnsione) di Davide Mana
Copio/incollo una recensione dell'amico Davide Mana:
Interessarsi di narrativa d’immaginazione al di là del qui & ora che pare essere il principale interesse della maggioranza dei fan significa talvolta scoprire capolavori dimenticati, e spesso soltanto inciampare su strane cose.
Nel 1978 il Sun – il famigerato tabloid britannico – decise che era ora di mettere un po’ di pepe nella propria pagina dei fumetti – e commissionò una striscia quotidiana a Romero, disegnatore spagnolo famoso per aver creato i fumetti di Modesty Blaise.
le matite di Romero sarebbero state al servizio delle sceneggiature Donne Avenell, leggendario autore di decine di strisce dei quotidiani.
Il Sun aveva le idee abbastanza chiare, su cosa voleva.
E così Romero e Avenell crearono Axa.
Il Sun aveva le idee abbastanza chiare, su cosa voleva.
E così Romero e Avenell crearono Axa.
La trama?
In un futuro nel quale la terra è stata devastata dalla Contaminazione, la civiltà sopravvive in una città chiusa in una cupola, nella quale la vita dei cittadini è strettamente regolata.
La giovane Axa si ribella alla società ingessata della città, si libera dei propri abiti, e fugge all’esterno, dove si trasforma ben presto in una avventuriera semibarbarica.
La giovane Axa si ribella alla società ingessata della città, si libera dei propri abiti, e fugge all’esterno, dove si trasforma ben presto in una avventuriera semibarbarica.
E queste sono si e no le prime tre strisce.
Una decina di vignette.
Tre giorni.
Una decina di vignette.
Tre giorni.
Ci sono le basi per un sacco di avventure e capitomboli, considerando che la serie proseguì fino al 1986 – quando il Sun decise di tagliarla.
E in effetti, in quegli otto anni, la bionda Axa vagò seminuda per un mondo popolato di creature mutanti, tecnologie relitte, enclave umane sopravvissute in un modo o nell’altro alla Contaminazione.
Ma non successe granché, a dire il vero.
E in effetti, in quegli otto anni, la bionda Axa vagò seminuda per un mondo popolato di creature mutanti, tecnologie relitte, enclave umane sopravvissute in un modo o nell’altro alla Contaminazione.
Ma non successe granché, a dire il vero.
Axa è davvero un prodotto dei suoi tempi – più imparentata con Barbarella e Vampirellache con Red Sonja o Modesty Blaise.
Alcuni spunti sono piuttosto interessanti, alcune situazioni sono sottilmente satiriche – e il tratto di Romero è sempre ottimo – ma le storie sono un po’ troppo interessate al lato ormonale della vicenda per riuscire a sviluppare molte delle idee al di là del semplice pretesto, e la satira pare quasi contrabbandata nelle trame da autore e disegnatore, in barba all’editore.
Alcuni spunti sono piuttosto interessanti, alcune situazioni sono sottilmente satiriche – e il tratto di Romero è sempre ottimo – ma le storie sono un po’ troppo interessate al lato ormonale della vicenda per riuscire a sviluppare molte delle idee al di là del semplice pretesto, e la satira pare quasi contrabbandata nelle trame da autore e disegnatore, in barba all’editore.
La storia standard è di solito una variante della formula più trita della narrativa fantasy avventurosa.
- Axa arriva in un nuovo angolo del suo mondo.
- Affronta il mostro.
- Incontra una comunità più o meno ostile.
- Seduce/viene sedotta dal maschio alpha di turno.
- La sua presenza innesca una crisi.
- Mentre il sistema collassa, Axa affronta un paio di avversari…
- … epoi torna sulla strada, verso nuove avventure.
Non aiuta che, nelle prime strisce, Avenell, che deve ancora prendere le misure del mondo e del personaggio, caschi nella vecchia “sindrome diPrince Valiant“
- la vignetta mostra Axa minacciata da una lucertola mutante
- Axa esclama, “Una lucertola mutante!”
- la didascalia dice “Questa è la tana di una lucertola mutante”
Poi le cose migliorano, ma nel complesso la serie è certamente un guilty pleasure – un interessante pezzetto di storia del genere science-fantasy post-apocalittico
Quando il Sun staccò la spina, Romero vendette il concept alla Eclipsa – nota casa editrice indipendente – per la quale pubblicò due numeri, con le sceneggiature di Chuck Dixon.
Le trame mostrano una certa influenza di pellicole comeMad Max, le scene di nudo e il sesso rampante vengono limitati (ma non limitati – anche Dixon sa bene cosa vende), e alcuni dei comprimari vengono in qualche modo ridefiniti secondo i gusti e le tendenze degli anni ’80.
Le trame mostrano una certa influenza di pellicole comeMad Max, le scene di nudo e il sesso rampante vengono limitati (ma non limitati – anche Dixon sa bene cosa vende), e alcuni dei comprimari vengono in qualche modo ridefiniti secondo i gusti e le tendenze degli anni ’80.
Avrebbero dovuto farci anche un film, ma non se ne fece nulla.
Poi, nel 2011, venne creato un gioco per smartphone ispirato alla serie.
Poi, nel 2011, venne creato un gioco per smartphone ispirato alla serie.
Esiste anche una ristampa americana – che riproduce la serie completa (incluse le pagine a colori domenicali) in una decina di volumi e aggiunge delle introduzioni interessanti.
Non sempre chi si occupa di narrativa d’immaginazione d’antan scopre dei tesori – a volte sono solo strane cose dimenticate.
Ma è sempre piuttosto divertente.
Ma è sempre piuttosto divertente.
sabato 24 maggio 2014
Tributo a Michael Moorcock
Fino a non molto tempo fa io leggevo solo horror, nonostante la mia giovanile passione per Robert Erwin Howard, il creatore di Conan e Solomon Kane. Per altro avevo scoperto Howard leggendo Lovecraft e i suoi epigoni.
Solo più recentemente i miei interessi si sono spostati verso il fantasy e soprattutto verso i filoni del sword and sorcery e del sword and planet (di cui parlerò più avanti). E così non ho potuto fare a meno di imbattermi nel maestro inglese Michael Moorcock.
Moorcock ha praticamente dominato il fantasy e la fantascienza degli anni '60 e '70, che ha praticamente rinnovato con la rivista da lui diretta, New Worlds. La creazione che l'ha consegnato alla storia è stato Elric di Melniboné. Albino, stregone, drogato, innamorato della cugina (e quindi anche un po' incestuoso), Elric è il riluttante imperatore dell'Isola del Drago, un impero in decadenza i cui abitanti riconoscono come unica virtù l'egoismo e non disdegnano pratiche come la magie nera, la tortura e la schiavitù.Il giovane imperatore, tuttavia, vorrebbe trovare un modo più giusto e equo per governare, ma è condannato dalla presenza al suo fianco della spada demoniaca Tempestosa che risucchia le essenze vitali dei nemici uccisi nel suo proprietario, che altrimenti sarebbe debole e malaticcio.
Dalla penna di Moorcock sono nati tanti altri personaggi come Michael Kane il Guerriero di Marte, variante più scientificamente credibile del John Carter di Burroughs; Corum, ultimo discendente di una specie pre-umana che ha sostituito un suo braccio e un suo occhio con quelli di due dei; il dandy Jerry Cornelius ripreso anche da Moebius nel Garage Ermetico;Horace Wastable, anticipatore dello steampunk e Erekose il Campione Eterno, reincarnazione nel nostro mondo di tutti i precedenti eroi moorcockiani.
Sicuramente uno dei cicli fantastici più riusciti di Moorcock è a mio parere quello della Runa Magica (in originale "Runestaff", bastone delle rune), incentrato su Dorian Hawkmoon duca von Koln che in un futuro post-apocalittico,in cui gli scienziati sono anche dei maghi,si trova a fronteggiare l'Inghilterra, trasformatasi nell'Impero Oscuro di Granbretan e popolata da una corrotta aristocrazia che indossa maschere di animali persino nella vita privata.
Unico neo nell'opera dello scrittore inglese (le cui opere, snobbate dal cinema, sono state però adattate più volte a fumetti) sono a mio avviso i personaggi femminile. Sia Cymoril nel ciclo di Elric che Yisselda in quello di Hawkmonn sembrano semplicemente il cliché della "fanciulla in pericola".
Ciò nonostante Moorcok resta un autore imprescindibile per chiunque ami il fantasy epico, capace con la sua prosa e le sue continue,a volte macabre e a volte oniriche, di trascinare il lettore in un caleidoscopio di visioni.
domenica 27 aprile 2014
Andrea Bulgarelli
Volevo dedicare un post a Andrea Bulgarelli, un disegnatore di cui da tempo si sono perse le tracce, ma con uno stile fortemente influenzato da Buscema, Frazetta e Frank Thorne. A lui si deve Xandra (testi di Enrico Teodorani), un heroic fantasy talmente infarcito di scene splatter e hardcore che non posso mostravi molto più di questo. Peccato non averlo più visto al lavoro su altro.
domenica 30 dicembre 2012
Teen-Robot
La mia ultima fatica fumettistica, con disegni di Marco Ballò. In origine pensata per EF Edizioni, ora reperibile a questo link: http://www.verticalismi.it/teen-robot-ep-1/
giovedì 23 agosto 2012
Intervista a Gianfranco Manfredi
Difficile riassumere in poche righe chi è Gianfranco Manfredi: cantante, attore, scrittore, sceneggiatore cinematografico, televisivo e fumettistico. Lui però ci ha concesso un'intervista, nella quale cerchiamo di riassumere molto brevemente le tappe della sua carriera.
-Una cosa che mi ha sempre incuriosito di te è il legame tra musica e narrativa scritta. Come concili il Manfredi cantautore con il Manfredi scrittore?
-Una cosa che mi ha sempre incuriosito di te è il legame tra musica e narrativa scritta. Come concili il Manfredi cantautore con il Manfredi scrittore?
Il problema di conciliare non esiste, essendo la stessa persona. Esperienze diverse possono aiutare ad avere una visione d'insieme un po' più ricca, tutto qui. Ma possono anche confondere. Dipende dalle persone. Io più semplicemente, credo di essere stato portato fin da piccolo alla comunicazione: scrivevo e disegnavo, cantavo, recitavo per puro divertimento, facevo filmini in superotto, e non pensavo affatto che un giorno queste cose le avrei fatte per mestiere. Lo sono diventate, un mestiere, in modo che non potrei dire casuale perché evidentemente ci ero portato, ma in modo anche involontario perché in realtà avevo studiato filosofia e pensavo che il mio mestiere sarebbe stato quello di ricercatore. Ma per certi versi, anche se la direzione che ho preso è stata diversa, continuo a fare il ricercatore, con altri mezzi.
-Tra i tuoi libri a quale ti tenti più legato e di quale invece, magari a distanza di tempo, vorresti cambiare qualcosa?
Non rileggo quasi mai (e dunque non giudico) le cose da me scritte in passato, perché sono occupato in quelle successive. Un tempo, in letteratura , il reload non usava. Cosa fatta capo ha. Oggi invece capita di frequente che prima di una ristampa, uno vada a rileggere , magari per correggere qualcosa. Piccole inesattezze, qualche dettaglio da aggiornare, insomma... minuzie. In linea di massima penso che debba valere la norma del "cosa fatta, capo ha" . Rimasi abbastanza stupito per la cura che metteva Sergio Bonelli nel rivedere sempre le storie di Tex da ristampare, anche a distanza di anni: poteva correggere le forme dei balloon, un'espressione gergale inattuale, anche qualcosa che nella rilettura non lo soddisfaceva più. Io, da ricercatore, appunto, pensavo che "violando" anche se leggermente l'originale , gli si toglie qualcosa, anche buona parte del suo fascino, perché un'espressione che oggi non funziona più è comunque indicativa del tempo trascorso, ci parla di un'altra epoca, riecheggia il passato... però può darsi benissimo che editorialmente avesse ragione lui. Allo stesso modo, molti cantanti reinterpretano dal vivo dei vecchi brani, con un arrangiamento nuovo, e spesso rimixano anche gli originali. Però al pubblico piace sempre il brano nella prima edizione, pur consapevoli del fatto che il sound oggi è cambiato. Certe modifiche invece di migliorare possano rovinare un equilibrio delicato. E' più facile intervenire su lavori che contenevano difetti evidenti e che dunque non hanno funzionato come uno si aspettava, piuttosto che su lavori che sono piaciuti subito : che senso ha tentare di "perfezionarli"? Per non infognarmi in questo tipo di scelte, in genere, a meno di casi particolarissimi, preferisco non rileggermi. Mi capita invece di riascoltare le mie canzoni, anche se non frequentemente, ma mi sento libero di farlo proprio perché non faccio più il cantante.
-Il mio maestro Carlo Pedrocchi a noi studenti di sceneggiatura spiegava sempre che molte cose che funzionano sulla pagina scritta non funzianono se rese per immagini. Come vedi il rapporto tra letteratura e sceneggiatura?
La sceneggiatura è "narrare per immagini" , mentre la letteratura è narrare attraverso il linguaggio scritto. Un quadro può essere goduto da un pubblico variegato, appartenente a culture e a sensibilità diversissime, mentre un romanzo per poter raggiungere lo stesso pubblico deve essere tradotto e diventare dunque "altro da sé". Inoltre, nel rapporto con il pubblico, il romanzo è la forma di comunicazione più interattiva che esista. Ciascun lettore fa "suo" il romanzo "figurandoselo" con una libertà che non può avere di fronte a un'immagine già definita e compiuta in sé.
-Le tue prime sceneggiature cinematografiche furono per il grande Salvatore Samperi. In particolare scrivi un film, Liquerizia, che inaugurò un po' il revival degli anni '60 (Sapore di Mare dei Vanzina, se non sbaglio, uscì un anno dopo). Puoi parlarci di questo film?
Si vivevano i turbinosi settanta , e veniva spontaneo associare il nostro presente al passato vissuto... così lo spettacolo teatrale che mettono in piedi ragionieri e liceali e che finisce nella distruzione della sala , è anche da leggere in parallelo a quanto stavamo vivendo nei 70 . Dunque l'operazione non era affatto revivalista nel senso di "American Graffiti" . La Nostalgia, come genere, non ricostruisce affatto il passato, ma lo ricrea vedendolo come una sorta di età dell'innocenza perduta, dove tutto sembra più bello, più ricco di quanto non fosse, e viene celebrato non per come è stato, ma per come lo sentiamo quando non siamo più giovani e ci volgiamo alla giovinezza come al momento più bello (e finito) della nostra esistenza. Il nostro film invece era sarcastico e dissacratore come "Animal House" : tutto è perduto? Allora anche l'onore!
-I tuoi lavori successivi per cinema e TV (Miracoloni, Il Paramedico, le serie Valentina e Colletti Bianchi) a me personalmente sembrano però un po' sottotono. Eppure so che c'è chi le rivaluta. Cosa ne pensi?
Mi stupisce sempre che a distanza di tempo le cose peggiori possano diventare tra le più celebrate. Ad esempio di Miracoloni si è scritto che è stato il film più anarchico della storia del cinema italiano, il che mi ha fatto piacere. Ciò non toglie che sia stato il film più brutto in assoluto tra tutti quelli cui ho collaborato in veste di sceneggiatore. E questo nonostante il regista, Francesco Massaro, fosse un intellettuale di grandissimo gusto e di notevole esperienza e il produttore, Galliano Juso, una persona geniale, un vero provocatore. Che dire? Un film si sa come nasce, ma non si sa mai come va a finire. Ci sono troppi fattori in campo. Non riesce pienamente a governarli neppure un regista, figuriamoci uno sceneggiatore. Il Paramedico non sono neanche andato a vederlo, tali e tante erano state le polemiche, le litigate e le stupidaggini che avevano accompagnato la realizzazione del film anche prima del primo ciak. Valentina, sulla carta, era un'ottima cosa, poi... basti dire che una puntata ho dovuto riscriverla di nuovo , lavorandoci insieme al montatore, perché il materiale girato non corrispondeva in nulla alla sceneggiatura e dunque il plot andava ri-raccontato sulla base del materiale stesso. Inoltre i dialoghi erano tutti ironici, pieni di giochi di parole, ma siccome si girava in inglese e quei dialoghi non erano traducibili, addio giochi di parole. Si è tradotto il testo italiano dalla traduzione scarnificata in un inglese inespressivo. Qualcosa di provocatorio (per la TV dell'epoca) resta in certe scene di sesso edulcorato quanto si vuole, ma che in un telefilm non si erano mai viste. Colletti Bianchi , invece, è un lavoro che con tutti i suoi difetti (si girava a un ritmo giornaliero impossibile da sostenere) offre uno squarcio di vita aziendale molto diverso e nuovo rispetto a quanto non avvenisse nella mitica serie di Fantozzi e assai più corrispondente agli anni 80. Anche qui, avevamo preferito , il regista Bruno Cortini e io, sottolineare con ironia certi aspetti di ordinaria miserabilità quotidiana piuttosto che il glamour alla Yuppies... e su Italia Uno avrebbe certo funzionato di più lo stile Yuppies, ciononostante quel telefilm ha avuto sedici repliche negli anni, dunque un qualcosa di "non datato" doveva averlo. Ricordo con un certo affetto due film, poco riusciti rispetto alle attese: il Samperiano Un amore in prima classe (avrei preferito come titolo: Il treno dei desideri) , questo sì, davvero anarchico, scombinato e dissacrante, di tutto, anche del cinema; e "Quando la coppia scoppia" (il titolo era mio e divenne un modo di dire diffuso) : lì ho avuto l'onore e il privilegio di lavorare con Steno, che era una persona umanamente straordinaria, e mai faceva pesare ad alcuno i suoi grandissimi precedenti. Un vero signore. Alla fine, del cinema, quello che mi resta sono gli incontri umani, più ancora dell'esperienza professionale che pure mi ha insegnato moltissimo. Sarà che si impara dagli errori...
-Scrivi poi Il Trasformista con Luca Barbareschi. Questo è veramente un film che fotografa l'attuale classe dirigente italiana. Come è nata la collaborazione con Barbareschi?
Ci eravamo conosciuti anni addietro , incrociati sul set di Montenapoleone dei Vanzina dove recitavamo entrambi anche se in episodi diversi, e sentiti dopo la pubblicazione del mio romanzo Trainspotter , un noir parecchio anticipatorio che Luca voleva portare sullo schermo (film scritto, ma mai realizzato). Il progetto del Trasformista credo fosse nato all'epoca del Portaborse. Sulla carta, i due film erano molto , troppo simili, per cui quando Luca ebbe tra le mani la prima sceneggiatura, si trovò nella necessità di farla riscrivere da capo. Passò di mano in mano, finché arrivò a me . Quell'anno c'era stata un'alluvione disastrosa e decidemmo di cominciare da lì , in quel contesto. In televisione è andato in onda quasi dieci anni dopo in un momento di crisi parlamentare che da un lato era stato previsto e raccontato nel film, d'altro canto ne falsava completamente il contenuto, immergendolo in piena bagarre politica, tanto più che Barbareschi era nel frattempo diventato per davvero parlamentare, scelta che al momento in cui scrivemmo il film non era all'orizzonte (forse lui ci pensava, io non lo immaginavo neppure lontanamente ). Il film, rivisto con distacco, è assai migliore di quanto non sia sembrato a tutti quelli che sono abituati a sentenziare "non mi piace, perché non ci penso nemmeno a vederlo". Barbareschi in quanto personaggio pubblico oscurava il Barbareschi attore e regista. Questo è un problema suo, non mio. E riguarda un elemento estrinseco rispetto al film in sé. Però a volte anche gli elementi estrinseci fanno racconto.
-Gordon Link invece venne pensato come serie TV e poi divenne un fumetto. Come ti sei trovato al tuo ingesso nel mondo dei comics?
Pensavo, sinceramente, di essere finito in una specie di "ridotta" , di aver cioé dovuto ripiegare da un progetto televisivo che avevo scritto e che stavo per girare come regista (eravamo a due settimane dal primo ciak quando il progetto venne fermato insieme a diversi altri, tra i quali persino una serie a firma di Ennio De Concini, a causa di scelte di investimento della rete) a qualcosa di minore (almeno sul piano professionale). Invece quella (vedi com'è strana la vita) è stata la mia vera svolta. Nel mondo del fumetto ho ritrovato uno spirito molto simile a quello che regnava nella musica negli anni '70. E a distanza di anni, sono certo di non essermi sbagliato: oggi nelle manifestazioni si indossa la maschera di V per vendetta, o i costumi non poco fumettistici delle Pussy Riot (per dire) il che significa quanto meno che oggi le nuove generazioni hanno come loro riferimento il fumetto, in modo assai più rilevante della musica. E il fumetto non è una ridotta, anzi sono gli altri media a trovarsi "ridotti" male.
-Magico Vento per me è stato una rivelazione: la commistione tra western e horror era già stata tentata in casa Bonelli, ma tu sei riuscito a mantenere uno sguardo particolare sulla cultura e le tradizioni dei nativi americani. Qual è il tuo rapporto col western e perché secondo te ad un certo punto l'esperienza Magico Vento si è interrotta?
Quando sono arrivato a Roma voglioso di fare cinema , pensavo ancora agli spaghetti western e all'horror /thriller del primo Argento. Ma quei film o non si facevano più (il western) o si facevano secondo me, male (penso ai film di Fulci che a me non interessavano affatto, non da scrittore perlomeno) . Nel western mi sarebbe piaciuto sfondare la porta "indiana" (i western italiani in genere presumevano che gli indiani non esistessero neppure) e insieme miscelarlo all'horror che vedevo all'epoca davvero come la nuova immagine della "frontiera", cioè finire immerso in un paesaggio sconosciuto, pieno di meraviglie tanto quanto di orrori e quindi tale da suscitare "sorpresa" e non una sensazione di già visto. Questo progetto (soltanto sognato) ha potuto crescere e maturare in fumetto. A un certo punto, però, le scelte possibili erano due: o restare affezionato a vita al personaggio e ai suoi lettori "stanziali" cioè fissi , blindandomi in una sorta di Last Stand alla Custer, oppure raccontare altre cose. E siccome nel frattempo altri progetti si erano accumulati , ho preferito fare loro spazio.
-Arriviamo a Volto Nascosto e il suo seguito Shangai Devil. Qui ancora più apertamente che in Magico Vento si parla del colonialismo. In questo nostro periodo storico in cui il colonialismo rinasce sotto forma di "esportazione di democrazia", "guerra preventiva" e "bombardamenti umanitari" cosa si può imparare dalle passate vicende dell'Etiopia e della Cina?
Anzitutto si può imparare a essere più curiosi nei confronti della cultura e della storia di altri popoli, a essere più consapevoli della nostra (e dei danni che abbiamo combinato), e più aperti alla globalizzazione che spaventa tanti, ma che è ormai ineluttabile: dato di fatto e di tendenza. Il superamento del colonialismo non può certo essere nel ritorno al nazionalismo (che non dimentichiamolo ha portato alle tragedie delle Guerre Mondiali ) , ma a una nuova responsabilità , molto impegnativa, che è quella di saper essere "cittadini del mondo" o per dirla in altro modo "di saper stare al mondo".
martedì 7 agosto 2012
Intervista a Elena "Evil Angel" Mirulla
-Come sei arrivata al fumetto?
Credo di esserci arrivata come tanti altri disegnatori: sin dall’asilo ti dicono che sei il più bravo della classe a disegnare, poi inizi a leggere Topolino e dici “da grande voglio essere un fumettista!” Io ho sempre detto “fumettara” (mi piace questo termine e ne vado orgogliosa, molti lo usano in senso dispregiativo e io lo uso apposta in senso positivo) perché ho sempre desiderato soprattutto raccontare storie.
-Come ti trovi con l'editore Taormina?
Lavoro con lui da 2005, probabilmente, mi avrete conosciuta, per quanto riguarda Cronaca di Topolinia (o “Gli amici del Fumetto” o “L’associazione Alex Raymond”… che poi è la stessa cosa!), per vari progetti a cui ho lavorato come: I Piccoli Eroi di Ho-Lan, Crazy Tribe, Gothic, Vampire’s Tears, Mirullicious e Sexy Tales e adesso con Myster Martin (parodia di “Martin Mystere) e Demonik (parodia di Diabolik)… Nel frattempo, ho lavorato brevemente anche con altri editori, ma la mia più grande fonte di esperienza è sempre stata Cronaca. Questa piccola realtà mi ha fatto da nave-scuola, mi ha vista crescere, maturare, mi ha dato modo di avere un piccolo ma affezionato seguito di fan, di farmi conoscere e disegnare alle fiere e di poter imparare lavorando. Chissà se senza Cronaca sarei ancora qui a sgranocchiare matite? Sarò quindi sempre molto grata per questa opportunità e volevo cogliere quest’occasione per ribadirlo!
-Da dove nascono Crazy tribe e Sexy tales?
Crazy Tribe nasce come parodia di un fumetto sempre di Cronaca realistico e western che si chiama Than Dai. Poi si discosta subito dalla serie madre, creando un universo proprio e personale… Ma la trama principale: ovvero le due ragazze che contendono il protagonista è partita da lì. E’ un fumetto demenziale e umoristico e spero vorrete darci un’occhiata tramite la pagina di facebook: https://www.facebook.com/crazytribecomics
Sexy Tales è un progetto di illustrazioni e fumetti nato mia dalla libera interpretazione delle più famose favole della nostra infanzia. Ho sempre trovato affascinante il tema delle favole e ho sempre pensato che dalle queste si potessero attingere le più inconsce fantasie... Il contrasto fra l'infantile e l'erotico l'ho sempre trovato di grande attrattiva. Le mie illustrazioni sono "stuzzicose" ma, spero, mai volgari, e piacevoli da vedere, forse anche un po' ironiche e comiche. Dateci un’occhiata qui: https://www.facebook.com/sexytales
-Si può fare umorismo sexy senza scadere in volgarità?
Spero proprio di sì, ma questo dovreste dirmelo voi che avete letto Sexy Tales! Ci sono riuscita? Vi ribalto la domanda, ahah!
-Quali sono i tuoi ispiratori?
Come disegnatori senza dubbio Silvia Ziche, Guarnido, Barbucci, Scott Campbell, Leo Ortolani, Dean Yeagle, Chris Sanders, Massimo Bonfatti, Leone Frollo, Arthur De Pins ma anche mangaka come Yamatogawa, Kayono e Boichi… La lista di autori è lunghissima! In generale in un autore cerco moltissimo l’espressività…
-Com'è il tuo rapporto col cosplay?
Ammiro molto i cosplayers ben fatti, soprattutto adoro guardare le loro foto! Ogni tanto (in casa mia o se vado a qualche festa a tema) mi piace “costumarmi”, ma non mi considero una cosplayer, non girerei vestita così alle fiere del fumetto, sono molto timida! Dal mio punto di vista trovo che ormai le fiere del fumetto più che al fumetto vero e proprio siano dedicate a molte altre cose: games, gadget e cosplay. Il problema che riscontriamo noi è che pochissimi cosplayer poi comprano effettivamente (almeno, non da noi, forse comprano molti manga o comunque non cose nostre) e quindi anche se la fiera è piena di gente (soprattutto cosplayer, appunto) in realtà le vendite non sono gran che… Non è certo colpa dei Cosplayers, anzi! E’ colpa di una miriade di fattori che purtroppo rendono per il fumetto queste condizioni poco benaugurali: il mercato del fumetto per prima cosa! Detto questo, ormai sono vecchia e non capisco tanto quelli che vanno in giro con cartelli con scritto “Free hugs” o “mi piacciono i treni”, ma non lo dico con cattiveria, è che proprio non ci arrivo… Spiegatemelo, vi prego!
-Sei molto fotogenica. Hai mai avuto esperienze come modella?
Qualcosina… Ho collaborato con alcuni scatti Frank Morris ad un’iniziativa a cura di Simona Sessa: "Posa come una Pin up”. L'intento è quello di combattere anoressia e bulimia promuovendo l'immagine del corpo formoso, morbido e sano della donna, in barba alla moda che impone taglie 38. Ho dato il mio contributo come modella stile pin-up/burlesque (all'incirca, eheh). Le foto sono qui: http://www.modellepinup.com/elena-mirulla.html
Credo di esserci arrivata come tanti altri disegnatori: sin dall’asilo ti dicono che sei il più bravo della classe a disegnare, poi inizi a leggere Topolino e dici “da grande voglio essere un fumettista!” Io ho sempre detto “fumettara” (mi piace questo termine e ne vado orgogliosa, molti lo usano in senso dispregiativo e io lo uso apposta in senso positivo) perché ho sempre desiderato soprattutto raccontare storie.
-Come ti trovi con l'editore Taormina?
Lavoro con lui da 2005, probabilmente, mi avrete conosciuta, per quanto riguarda Cronaca di Topolinia (o “Gli amici del Fumetto” o “L’associazione Alex Raymond”… che poi è la stessa cosa!), per vari progetti a cui ho lavorato come: I Piccoli Eroi di Ho-Lan, Crazy Tribe, Gothic, Vampire’s Tears, Mirullicious e Sexy Tales e adesso con Myster Martin (parodia di “Martin Mystere) e Demonik (parodia di Diabolik)… Nel frattempo, ho lavorato brevemente anche con altri editori, ma la mia più grande fonte di esperienza è sempre stata Cronaca. Questa piccola realtà mi ha fatto da nave-scuola, mi ha vista crescere, maturare, mi ha dato modo di avere un piccolo ma affezionato seguito di fan, di farmi conoscere e disegnare alle fiere e di poter imparare lavorando. Chissà se senza Cronaca sarei ancora qui a sgranocchiare matite? Sarò quindi sempre molto grata per questa opportunità e volevo cogliere quest’occasione per ribadirlo!
-Da dove nascono Crazy tribe e Sexy tales?
Crazy Tribe nasce come parodia di un fumetto sempre di Cronaca realistico e western che si chiama Than Dai. Poi si discosta subito dalla serie madre, creando un universo proprio e personale… Ma la trama principale: ovvero le due ragazze che contendono il protagonista è partita da lì. E’ un fumetto demenziale e umoristico e spero vorrete darci un’occhiata tramite la pagina di facebook: https://www.facebook.com/crazytribecomics
Sexy Tales è un progetto di illustrazioni e fumetti nato mia dalla libera interpretazione delle più famose favole della nostra infanzia. Ho sempre trovato affascinante il tema delle favole e ho sempre pensato che dalle queste si potessero attingere le più inconsce fantasie... Il contrasto fra l'infantile e l'erotico l'ho sempre trovato di grande attrattiva. Le mie illustrazioni sono "stuzzicose" ma, spero, mai volgari, e piacevoli da vedere, forse anche un po' ironiche e comiche. Dateci un’occhiata qui: https://www.facebook.com/sexytales
-Si può fare umorismo sexy senza scadere in volgarità?
Spero proprio di sì, ma questo dovreste dirmelo voi che avete letto Sexy Tales! Ci sono riuscita? Vi ribalto la domanda, ahah!
-Quali sono i tuoi ispiratori?
Come disegnatori senza dubbio Silvia Ziche, Guarnido, Barbucci, Scott Campbell, Leo Ortolani, Dean Yeagle, Chris Sanders, Massimo Bonfatti, Leone Frollo, Arthur De Pins ma anche mangaka come Yamatogawa, Kayono e Boichi… La lista di autori è lunghissima! In generale in un autore cerco moltissimo l’espressività…
-Com'è il tuo rapporto col cosplay?
Ammiro molto i cosplayers ben fatti, soprattutto adoro guardare le loro foto! Ogni tanto (in casa mia o se vado a qualche festa a tema) mi piace “costumarmi”, ma non mi considero una cosplayer, non girerei vestita così alle fiere del fumetto, sono molto timida! Dal mio punto di vista trovo che ormai le fiere del fumetto più che al fumetto vero e proprio siano dedicate a molte altre cose: games, gadget e cosplay. Il problema che riscontriamo noi è che pochissimi cosplayer poi comprano effettivamente (almeno, non da noi, forse comprano molti manga o comunque non cose nostre) e quindi anche se la fiera è piena di gente (soprattutto cosplayer, appunto) in realtà le vendite non sono gran che… Non è certo colpa dei Cosplayers, anzi! E’ colpa di una miriade di fattori che purtroppo rendono per il fumetto queste condizioni poco benaugurali: il mercato del fumetto per prima cosa! Detto questo, ormai sono vecchia e non capisco tanto quelli che vanno in giro con cartelli con scritto “Free hugs” o “mi piacciono i treni”, ma non lo dico con cattiveria, è che proprio non ci arrivo… Spiegatemelo, vi prego!
-Sei molto fotogenica. Hai mai avuto esperienze come modella?
Qualcosina… Ho collaborato con alcuni scatti Frank Morris ad un’iniziativa a cura di Simona Sessa: "Posa come una Pin up”. L'intento è quello di combattere anoressia e bulimia promuovendo l'immagine del corpo formoso, morbido e sano della donna, in barba alla moda che impone taglie 38. Ho dato il mio contributo come modella stile pin-up/burlesque (all'incirca, eheh). Le foto sono qui: http://www.modellepinup.com/elena-mirulla.html
Iscriviti a:
Post (Atom)

















