Testi: Paolo Motta. Disegni: Francesco Elisei.
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Questa è un'opera amatoriale senza scopo di lucro, non si intende infrangere nessun copyright.
ALCUNI CONTENUTI POSSONO NUOCERE AI MINORI
venerdì 17 ottobre 2014
venerdì 10 ottobre 2014
Conan Duck incontra Ninfa
Conan Duck è un personaggio creato da Paolo Motta e Francesco Elisei. E' un'opera parodistica senza scopo di lucro. Non si intende ledere con essa alcun copyright.
mercoledì 8 ottobre 2014
Storia di Fantasmi Genovesi (2)
Purtroppo devo riconoscere che questo non è tra i miei migliori racconti, però fare letteratura popolare significa anche sforzarsi di scrivere persino quando le idee latitano... e comunque io non ho una reputazione di grande scrittore da difendere con le unghie e con i denti.
A seguire ci sarà un post che rivela cosa c'è di vero e cosa di inventato nel racconto, la cui seconda parte vi apprestate a leggere.
Alle
tre e mezza di notte due uomini sedevano su un carro trainato da una coppia di
neri stalloni. Il cocchiere, dal volto coperto con una pesante sciarpa, lanciava
continuamente occhiate guardinghe intorno a sé, poi si voltò verso il suo
compagno di viaggio.
“Porca
puttana, lo sapete che io non dovrei mai cambiare il mio giro?” disse il
conducente. “Voi mi fate rischiare grosso con questa belinada.”
“E
allora? Proprio tu avevi detto di essere stanco di fare il sempre il solito
tragitto da Porta dei Vacca in avanti?” replicò il passeggero. “Poi smettila di
darmi del voi, non lo fa più nessuno oggigiorno.”
“E’
che ai miei tempi s’imparava fin da fanciulli a mantenere le distanze. Vostra
Signoria non può capire, ma fra noi è quasi un sacrilegio non seguire le
tradizioni dei tempi nostri.”
“Dai,
non fare il melodrammatico… Ecco, sono arrivato. Lasciami qui.”
“Mi
raccomando, non dica agli altri fantasmi che ho deviato dal mio solito giro.
Loro non sono di larghe vedute come Vostra Signoria.”
“Non
preoccuparti, anche se sono ancora vivo, sotto sotto sono un gentiluomo.”
Il
cocchiere si scostò la sciarpa, mostrando la parte scarnificata della sua
faccia, con i denti ormai non più coperti dalle labbra e senza un’ombra di
gengive. Il passeggerò, mentre smontava, pensò che quello doveva essere per il
conducente l’equivalente di un sorriso amichevole e lo ricambiò.
Subito
l’uomo attraversò la piazza davanti al palazzo di Branca Doria, insolitamente
deserta, arrivò alla Chiesa di San Matteo e spinse leggermente sul portone. Era
convinto di trovarlo chiuso, eppure la porta si aprì senza difficoltà. Forse
chi stava cercando era già stato lì. Entrò e vide, seminascosto da una colonna
lo spettro di Branca Doria in persona, ma non era lui che stava cercando.
Branca
sembrava preso da una conversazione molto concitata. Facendo mezzo giro attorno
alla colonna, il nuovo venuto poté vedere con chi parlava il trapassato: una
giovane asiatica dai lunghi capelli neri e i seni prominenti che agitata un
medaglione d’argento davanti allo spirito.
“Allora
dimmi dov’è il passaggio! Non costringermi a usare questo talismano.” diceva la
ragazza.
“Non
infastidire il povero Branca Doria, Linda.” Intervenne l’uomo, intromettendosi
nella conversazione con nonchalance. “Ci ha già pensato Dante che l’ha messo all’Inferno
nel girone dei traditori per aver assassinato suo suocero.”
“Ma
tu sei A.J.!” esclamò Linda stupita.
“Il
solo e unico!” disse A.J. con un sorriso
compiaciuto.
“Come
hai fatto a trovarmi? Sei forse stato a cercarmi in albergo?”
“No,
mi è bastato chiedere in giro. Come dici tu, Genova è piena di fantasmi e per
fortuna una ragazza asiatica con la quinta di reggiseno non passa inosservata
nemmeno fra i trapassati.”
“Tu
parli con i morti? Hai forse un amuleto per obbligarli?”
“Non
serve, quelle sono tutte ciance dei maghi. Basta solo un po’ di gentilezza,
come per i vivi.” E rivolgendosi al fantasma, disse: “Messer Doria, avrebbe la
bontà di mostrare a questa impulsiva fanciulla dove si trova ciò che sta
cercando con tanta impazienza?”
“Ve
lo dico giusto per smentire le menzogne inventate su di me da quel toscanaccio
dell’Alighieri.” rispose lo spettro. “Dovete spostare la terza pietra di
Promontorio sulla facciata della chiesa, a destra della porta principale.”
I
due corsero subito al portale che, secondo l’uso locale era costituito da
bianchi blocchi di marmo intervallate a nere pietre di Promontorio. La terza
pietra, tuttavia, non si spostava, sebbene A.J. non facesse che tirare con
tutte le sue forze.
“Ci
vorrebbe uno scalpello!” sospirò l’inglese.
“Non
serve, stavolta so io che cosa fare.” intervenne Linda ed estrasse dalla
borsetta un oggetto avvolto in un drappo di velluto rosso. La ragazza srotolò
il drappo delicatamente, come se avesse tra le mani un tenero cucciolo, ma
l’oggetto si rivelò essere oltremodo macabro: una mano monca e mummificata con
artigli lunghissimi. Il moncone cominciò a contorcersi come se si fosse
svegliato da un lungo sonno e Linda lo accostò alla pietra. La mano rinsecchita
si aprì e accarezzò quasi dolcemente il mattone. Subito si udì un suono sordo.
La pietra stava girando su sé stessa verso l’esterno.
Linda,
indifferente come se avesse appena assistito alla cosa più naturale del mondo,
riavvolse la mano nel drappo rosso. Nel frattempo A.J. guardò dentro all’apertura
nel muro e vi trovò un grosso tomo rilegato in pelle marrone ormai consunta dal
tempo. Che fosse un grimorio magico? Ne avrebbe tutta l’aria.
“Finalmente
il libro è mio!” esclamò Montague Summers, apparso da chissà dove.
“Non
così in fretta. Prima voglio sapere di cosa si tratta.” Replicò A.J.
“Forse
per rubarmelo. Sei troppo astuto e coraggioso per essere un semplice turista.
Tu sei Athanor Junior, il ladro specializzato in oggetti esoterici!”
Linda
a queste parole sgranò gli occhi e si voltò verso l’inglese, il quale si limitò
ad abbozzare un sorriso e poi disse tranquillamente:
“Per
servirla. Io e lei, reverendo Summers, abbiamo un vecchio conto in sospeso,
visto che la Mano di Gloria che Linda porta con sé è quella di mio nonno.”
“Tuo
nonno era solo un ladro ed è finito giustiziato per i suoi crimini.” Sbottò
Summers, quasi annoiato da quest’ultima rivelazione
“E’
falso!” replicò A.J. che invece stava montando su tutte le furie. “Lui era un
prestigiatore, Athanor il Grande, e lei lo ha assassinato, perché lo credeva un
vero stregone, però poi si è accorto che la sua abilità nell’aprire qualunque
tipo di serratura poteva tornarle utile, reverendo.”
“Ma
poi tu e tuo padre vi siete dedicati senza problemi ad un’attività peccaminosa
e illegale come il furto!” sbottò Summers, puntando un dito inquisitore verso
A.J., il quale non mosse ciglio, proseguendo il suo discorso:
“Mio
padre, all’inizio, voleva solo per recuperare la mano del nonno, solo dopo si è
accorto che in tanti altri oggetti sono racchiusi poteri arcani e che è meglio
toglierli dalla circolazione, prima che cadano in mani sbagliate.”
“La
mani di un servo di Dio come me non possono essere sbagliate” replicò il
reverendo, poi si rivolse a Linda. “Prendigli il libro, figlia mia.”
“Mi
dispiace, A.J.,” disse la ragazza, puntando una pistola contro A.J, ma mentre
lo faceva, le lacrime le rigavano il viso. “Non posso permetterti di derubare
mio padre.”
“Quello
non è tuo padre, Linda…” disse l’inglese. “Non può esserlo e non solo perché tu
sei cinese, ma perché Montague Summers è morto nel 1948”
Quest’ultima
frase colpì la ragazza come un fulmine a ciel sereno. Linda cominciò a frugare
tra i suoi ricordi: quando aveva conosciuto Summers? Solo nel 2010. E quando
era nata lei? Nel 1990 a Shangai. Le immagini della sua infanzia e dei suoi
veri genitori riaffiorarono, erano i signori Hu. Lei non era Linda Summers,
bensì Linda Hu.
A
quel punto la ragazza si voltò verso il reverendo e sparò due colpi di pistola
contro di lui, gridando “Mi hai ingannata!” Summers si dissolse in mille
piccoli frammenti che si dispersero nell’aria. Ovviamente ciò non era dovuto
alle pallottole, ma alla rottura del legame psichico con Linda.
A.J.
abbracciò Linda per farle forza. La giovane stava infatti piangendo. L’anima di
Montague Summers che le era apparsa la prima volta durante una seduta spiritica
l’aveva tenuta soggiogata per ben quattro anni…e l’aveva persino costretta a
spendere fior di quattrini per farsi siliconare i seni.
Mentre
riaccompagnava Linda in albergo, A.J. volle dare una sbirciatina alla prima
pagina del libro che avevano appena ritrovato. Certo che Summers si era
veramente calato nel ruolo di padre, pensò l’inglese. Sul frontespizio del
libro si leggeva “Manuale sui cento modi per maritare la propria figlia”.
FINE
martedì 30 settembre 2014
Conan Duck e l'amazzone
Continuano le (dis)avventure del barbaro più sfigato del mondo. Disegni di Francesco Elisei Questa è un'opera amatoriale, senza fine di lucro. Conan il Barbaro è un personaggio di proprietà degli eredi di Robert E. Howard.
domenica 28 settembre 2014
Dampyr tra le amazzoni di Esteban Maroto
Sicuramente
tra le migliori serie lanciate dalla Sergio Bonelli Editore nel Nuovo Milennio
c’è Dampyr, creata da Mauro Boselli e Maurizio Colombo. Il protagonista
originario della ex Jugoslavia è Harlan Draka, il figlio di un vampiro e di
un’umana, il cui sangue è un veleno mortale per le creature della notte. Harlan
affronta varie insidie soprannaturali, affiancato dalla bella vampira Tesla
Dubcek e dall’ex militare Emil Kurjak.
Non
solo Dampyr e i suoi compagni, pur avendo la loro base operativa a Praga, si
spostano da un paese all’altro, ma gli autori hanno anche escogitato un sistema
per espandere le avventure presentate nella serie ad altre epoche storiche,
attraverso i ricordi del padre di Harlan, ossia il Maestro della Notte, Draka,
e persino a mondi paralleli, grazie alla costruzione di un vero e proprio multiverso
simile a quello escogitato dallo scrittore britannico Michael Moorcock..
Grazie
a questo escamotage Boselli e Colombo sono in grado di intervallare le consuete
storie horror del loro eroe con altre di tutt’altro genere. Dampyr finisce così
per avere lo stesso privilegio, avuto in precedenza dai bonelliani Zagor,
Mister No e Martin Mystére, di non essere strettamente legato ad
un filone specifico. Al concetto di multiverso è dedicata la storia in due albi
n° 173 Il Segno di Alastor e n° 174 Il Trono del Dio Oscuro, dove
i testi di Mauro Boselli sono affidati ai disegni del maestro spagnolo, Esteban
Maroto.
Maroto,
appartenente a quella schiera di disegnatori iberici divenuti famosi negli
Stati Uniti durante gli anni ’70, ha al
suo attivo opere horror di grande pregio (Dracula, Il Vij, Vlad
l’Impalatore), ma anche e
soprattutto pietre miliari del genere heroic fantasy, quali Dax the Damned
e Alma di Dragon. L’incursione di Maroto in Dampyr non poteva
quindi non portarci verso i lidi del fantasy ed in particolare del sottogenere
della sword & sorcery.
Il
Segno di Alastor si apre
ricollegandosi ad un precedente episodio (n° 101 Alla Ricerca di Kurjak),
mostrandoci un universo degno della fantascienza avventurosa alla Star Wars,
con la Città del Crepuscolo che ha appena vinto la battaglia contro i loro
nemici “insettoidi”. La bella regina del Crepuscolo, Xeethra rivela però di
aspettare un figlio dallo scomparso eroe Kur-Jak. Nel frattempo nel nostro
universo, Emil Kurjak recupera i ricordi della sua permanenza nell’Universo del
Crepuscolo (i viaggia da un mondo all’altro provocano una sorta di amnesia
progressiva), leggendo un romanzo fantasy dello scrittore Jack Kelsey. Facendo
ricerche su quest’ultimo, Kurjak scopre una casa nel Maine in cui anni prima
era scomparsa misteriosamente la moglie di Kelsey, Linda. L’amico di Dampyr
finisce suo malgrado risucchiato in un universo diverso da quello del
Crepuscolo, in cui si imbatte in una compagnia di guerriere mercenarie,
rischiando di rimanervi intrappolato. Harlan raggiunge anch’egli il mondo in
cui è finito Kurjak, ma vittima dell’amnesia si trova manipolato dalla ladra
Loryen.
La
trama ammicca innanzitutto a Robert E. Howard, che spesso inseriva nelle
avventure del suo Conan il Cimmero tenaci quanto discinti eroine, come la
guerriera Red Sonja, le piratesse Belit e Valeria, senza contare che lo stesso
autore aveva inventato anche la spadaccina Dark Agnes de Chastillon,
protagonista di alcuni romanzi non fantasy, ma storico-avventurosi. Tra le
guerriere che appaiono in questa bilogia, c’è solo l’imbarazzo della scelta: la
coraggiosa Rhaleya, l’ironica Asa, la perfida Melany e la tenebrosa Dandy (con
la quale Kurjak avrò un nuovo interesse sentimentale).
Non
mancano d’altro canto richiami anche al succitato Michael Moorcock, altro
gigante del fantasy: ad esempio la presenza di un regno corrotto con nobili
dediti a torture e perversioni varie, simile a Melniboné nel ciclo di Elric e a
Granbretan in quello di Hawkmoon. Senza contare la nobildonna mascherata di
nome Fiana che ricorda la baronessa Flana Mikosevaar, sempre proveniente dalle
avventure di Hawkmoon, e l’occhio di un dio che viene “indossato” da un mortale
come succede a Corum, altra creatura moorcockiana. La ladra Loryen, invece, sembra la versione
femminile di Cugel l’Astuto, antieroe creato da Jack Vance (autore
esplicitamente citato nel testo), così come alla fine del primo albo la
presenza di maghi e sacerdoti un po’ truffaldini e che formulano profezie a
diversi livelli di comprensibilità a seconda di quanto vengono pagati, vera
costante nelle opere dello scettico Vance.
Unica
pecca sono forse i dialoghi qua e là un po’ troppo artificiosi. Boselli che a lavorato
a lungo su Tex non riesce ad evitare di far esclamare ai suoi personaggi
“Fulmini” e “Peste”. Anche il fatto che ormai sia Harlan, sia Kurjak abbiano
praticamente una donna in ogni porto, finisce per far calare la credibilità di
entrambi.
Al
di là del testo quello che colpiscono sono i vivaci disegni di Maroto con il
loro inconfondibile stile influenzato dalla optical art. Anche se forse
in alcuni punti sembra un po’ castrato dalla gabbia bonelliana a sei vignette,
lo spagnolo sfoggia una grande fantasia nel disegnare guerriere, maghi e
pirati. Purtroppo però, per colpa di un incendio scoppiato nel suo studio, il
maestro iberico ha dovuto a partire da pagina 38 del secondo albo cedere il
posto a Maurizio Dotti, un disegnatore valido ma non certo al livello del
grande Esteban. Noi, tuttavia, speriamo che questo non sia stato un unicum
e che Maroto torno nuovamente in futuro ad occuparsi di Harlan Draka e del
multiverso in cui questo vive.
venerdì 26 settembre 2014
Storia di fantasmi genovesi (1)
Questo racconto era stato pensato per essere un Ebook, però poi scrivendolo mi sono accorto che era troppo corto e che forse non era proprio un gran capolavoro. In ogni caso per me è stato molto divertente scrivere una storia a metà strada tra Martin Mystére e Lupin III, con un'ambientazione reale e basandomi su personaggi presi dal folklore locale, in questo caso i fantasmi che infestano i vicoli e i caruggi di Genova.
STORIA DI FANTASMI GENOVESI
di Paolo Motta
A.J.
correva attraverso piazza De Ferrari, quando sbatté contro una ragazza dalle
grosse bocce. Certo, non era male imbattersi in simili air-bag, però era
un’altra la donna che A.J. voleva raggiungere: una dama in lunghi abiti
seicenteschi e con un velo bianco che le copriva il volto. La misteriosa figura
si muoveva dal Teatro dell’Opera, superando la fermata della metropolitana e
dirigendosi verso la grande fontana al centro della piazza, sospesa ad alcuni
centimetri dal terreno. Né i genovesi, né i turisti sembravano vederla. Se si
trattava di una trovata pubblicitaria dell’assessore al turismo di Genova, si
poteva dichiarare fallita.
Proprio
quando A.J. raggiunse la dama, questa su voltò verso di lui, quasi stupita di
vederlo e… svanì. Il giovane inglese si guardò intorno, ma i passanti attorno a
lui non avevano per niente notato quel fenomeno. Qualcuno alle sue spalle gli
tirò la camicia: era la zinnona che aveva travolto, parecchio imbestialita.
“Non
si chiede scusa?!” gridò lei.
“Purtroppo stavo inseguendo quella strana
donna in bianco…” replicò A.J., scuotendosi dai suoi pensieri. La giovane che aveva di fronte non era affatto male, si
rese conto, ma era uno strano soggetto: gli occhi a mandorla marroni, il viso
tondo, il naso piccolo e i lunghi capelli neri la caratterizzavano come
un’asiatica che in genere sono piuttosto esili ed infatti aveva la vita e i
fianchi troppo snelli per possedere veramente tutto quel popò di davanzale. Probabilmente
si era fatta rifare, pensò A.J.
“Va
beh, tu forse non puoi capire, è una faccenda un po’ bislacca…”
“Un
attimo,” La ragazza sgranò i suoi piccoli occhi, peraltro molto belli. “tu
potevi vedere la Dama Bianca?”
“E’
da quando sono arrivato qui a Genova da Londra che non faccio che vedere strana
gente. Eppure sembra che nessuno li noti oltre a me.”
La
ragazza, a quel punto, prese A.J. per una mano e lo strattonò praticamente via.
Da allora fu tutto uno scarpinare da piazza Matteotti a piazza delle Lavandaie
e poi via per i caruggi. La sconosciuta indicava all’inglese una monaca che si aggirava
piangendo con un bambino in braccio, un carro trainato da cavalli neri, un
gruppo di meretrici con poppe e culi al vento e un soldato nazista che girava
con le braghe calate. A.J. doveva ogni volta descrivere ad alta voce questi
bizzarri personaggi. Il gioco cominciava a stancarlo: il fatto che quella ragazza
avesse i seni rifatti non le dava diritto a tutto ed alla fine l’inglese
esausto sbottò:
“Se
dobbiamo continuare questo gioco, almeno dimmi come ti chiami.”
“Sono
Linda Summers.” spiegò la ragazza. “Mio padre è il celebre studioso di
occultismo, Montague Summers.”
“Mai
sentito nominare, comunque io sono A.J. e la mia famiglia non ha nulla di
significativo.”
“Sei
tu ad avere qualcosa di significativo: puoi vedere i fantasmi. Il carro
spettrale in via delle Fontane, la Dama Nera, la Dama Bianca, le prostitute
spettrali e persino il Tedesco Lussurioso sono tutti spiriti ricordati nel
folklore di questa città.”
“Ok,
mi stai prendendo in giro. Sono forse su Candid Camera?” sorrise A.J.
“Affatto,”
replicò Linda. “le persone che muoiono di morte violenta lasciano un residuo
psichico, generalmente nel luogo della loro dipartita, oppure legato a oggetti
o persone per loro importanti. Chi è dotato di una certa sensibilità può
riuscire a vedere questo residuo e ad interagire con esso.”
“Insomma
sarei una specie di medium, ma perché non ho mai visto fantasmi a casa mia, a
Londra?”
“Chi
lo sa? Forse non eri sintonizzato sulla giusta frequenza mentale oppure
l’attività spiritica di Genova supera anche quella di Londra. In ogni caso ti
lascio il mio indirizzo, sto all’hotel Colombo.”
“Finalmente
si passa alle cose importanti!” esclamò A.J., aggiustandosi i capelli con una
mano.
“Come?”
Linda sgranò nuovamente gli occhi sopresa.
“Intendevo
che lasciamo da parte le sciocchezze paranormali,” rispose A.J. con un
sorrisetto compiaciuto. “Non so come hai fatto ad architettare un piano così
complicato per incontrami, ma io a molte donne faccio questo effetto.”
Linda
divenne furente di rabbia e mollò all’inglese una sberla che venne sentita
anche a chilometri di distanza. Subito la ragazza se ne andò, mentre A.J. si
riprendeva dalla collisione tellurica che aveva investito la sua faccia. Non
poté tuttavia evitare un ultimo sguardo a Linda Summers, che si allontanava. Fu così che notò che anche il posteriore
della ragazza non era meno interessante del davanzale. Ma perché pensarci? Con
il segno rosso di una manata a deturpargli il bel faccino, per un po’ di avventure
galanti non se ne parlava.
Linda,
nel pomeriggio si recò alla Biblioteca Civica Berio. L’atmosfera era allegra e
l’aiutò a calmarsi. Un tunnel di plastica trasparente in cui vociavano studenti
e studentesse, collegava la biblioteca vera e propria alla caffetteria annessa.
Seduto su una panca nel tunnel Montague Summers aspettava la figlia. L’uomo
restava immobile nel suo severo abito
talare, incurante del via vai di giovinastri attorno a lui. Linda ne osservò il
volto paffuto ma serio, incorniciato da capelli grigi che terminavano lievemente
arricciati, secondo una pettinatura ormai démodé. Aveva sempre trovato
qualcosa di ascetico in suo padre e quel giorno la sensazione di superiorità
spirituale che l’uomo infondeva pareva maggiore del solito.
“Hai
visto che scempio hanno fatto della figura dell’abate Berio, il fondatore di
questo tempio del sapere?” esordì Summers, riferendosi alle immagini
dark-fumettesche che decoravano le pareti del luogo.
“Non
penso fosse intenzione dell’artista offendere la memoria dell’abate.” Rispose
Linda con un tono insolitamente sottomesso per il suo carattere battagliero.
“In fondo è sempre un modo per farlo conoscere ai giovani.”
“Ma
è inaccettabile che la figura di un insigne ecclesiastico e scienziato come
Carlo Giuseppe Vespasiano Berio sia tramutato in una sorta di vampiro!” esclamò
Summers. “Soprattutto è inaccettabile per noi due che abbiamo consacrato la
nostra vita alla santa crociata contro vampiri, streghe e ogni altra
manifestazione del Male!”
“Non
me lo dimentico, papà.” E dopo un attimo di pausa la ragazza aggiunse: “Ho incontrato
uno strano uomo. Uno che ha le mie stesse capacità…”
“Potrebbe
esserci utile…” fece Summers con aria meditabonda.
“Ne
sei sicuro? Abbiamo già la Mano di Gloria.”
“Quella
ci servirà per aprire le porte, ma poi cosa ci aspetta lungo il tragitto? Un
altro sensitivo può farci comodo.”
“Però
io l’ho mandato via. Non so se lo rivedrò.”
“Questo
è male, figlia mia. Devi cercare di tenere a freno il tuo carattere o non
troverai mai un marito. Pensare che ti ho anche convinto a sottoporti a quella
mastoplastica per renderti più appetibile.”
Linda si domandò perché tutte le volte che parlava con un uomo, la
discussione finiva sulle sue tette, però anche stavolta non disse nulla.
martedì 23 settembre 2014
Arriva Conan Duck!
Ecco la prima striscia del webcomic che ho creato in tandem con il disegnatore Francesco Elisei.
NB Si tratta di un lavoro amatoriale senza scopo di lucro. Conan il Cimmero è un personaggio di proprietà degli eredi di Robert E. Howard.
NB Si tratta di un lavoro amatoriale senza scopo di lucro. Conan il Cimmero è un personaggio di proprietà degli eredi di Robert E. Howard.
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